Arte

Perché ho scelto Tenerife per dipingere

Un'isola di vulcani e di luce atlantica, dove i colori arrivano dal paesaggio e le frequenze restano nella materia. Che cosa dà Tenerife a chi dipinge e come entra dentro le opere.

di Elianor · 1 ottobre 2026

Perché ho scelto Tenerife per dipingere

Ci sono luoghi che si attraversano e luoghi che lavorano con te. Tenerife appartiene ai secondi: questa è la ragione per cui ho scelto di dipingere qui.

Un'isola nata dal fuoco in mezzo all'Atlantico, con un vulcano al centro e l'oceano tutto intorno. Chi ci arriva per una vacanza vede il paesaggio. Chi ci resta a lavorare scopre che il paesaggio entra nelle cose che fa.

Che cosa ha di particolare la luce di Tenerife

La prima cosa che ho notato è la stabilità. Qui la luce atlantica resta uguale a sé stessa per ore, invece di cambiare ogni pochi minuti come succede altrove. Per chi dipinge questo è enorme: un colore steso al mattino mantiene lo stesso valore fino al pomeriggio, così una tela grande si può portare avanti in un solo respiro invece che in sessioni sempre diverse.

La seconda è la temperatura della luce. È una luce che corregge da sola gli eccessi, come se passasse attraverso un filtro naturale: i toni caldi restano caldi senza diventare accesi, i toni freddi tengono la loro profondità senza spegnersi.

C'è poi quello che fa alle superfici. Le mie opere sono lavorate a rilievo, con stucchi modellati a mano. Il rilievo esiste soltanto grazie alla luce che lo attraversa. Con una luce lunga e stabile il rilievo si vede mentre nasce, quindi posso decidere l'altezza di ogni segno guardandolo, invece di immaginarlo.

C'è poi un fatto che chi non dipinge fatica a immaginare: la luce decide anche quando smettere. Nei luoghi in cui cambia in fretta si lavora contro il tempo: le ultime ore diventano una rincorsa. Qui il tempo si allunga e le decisioni arrivano con calma. Molte opere sono nate proprio in quelle ore lunghe del pomeriggio, quando tutto resta fermo abbastanza da lasciarsi guardare.

Perché il vulcano conta per chi dipinge

Il Teide non è uno sfondo. È il centro dell'isola. La sua presenza si sente nel corpo prima che negli occhi.

Intorno c'è il nero della lava, una materia che assorbe la luce e la tiene invece di rimandarla. È esattamente il principio su cui lavorano le mie tele: su un fondo che assorbe, la forma luminosa si regge da sola e lo sguardo di chi guarda prosegue verso l'interno invece di fermarsi sulla superficie.

Quel nero l'ho imparato qui, camminando dove la terra è ancora quella appena raffreddata. Nelle opere della collezione Codex Genesis il fondo scuro con l'oro che vibra sopra viene da lì. Chi conosce l'isola lo riconosce prima che glielo dica.

Il vulcano fa anche un'altra cosa, più difficile da spiegare: dà una misura. Davanti a una montagna che ha costruito l'isola dal fondo dell'oceano, le proporzioni del proprio lavoro si sistemano da sole. Quello che sembrava importante si ridimensiona, mentre quello che conta davvero resta in piedi.

Come entrano i colori dell'isola nelle opere

I colori di Tenerife non sono quelli delle cartoline. Sono il rosso della terra, l'ocra, il bronzo, il nero profondo, il bianco della luce sul mare a mezzogiorno.

Li ritrovo dentro le tele senza averli cercati. In The Beginning ci sono la metà dorata e la terra rossa con la fiamma che arde all'orizzonte. In The Portal of the Double Moon il centro dorato sta fra due lune che custodiscono, come il cielo dell'isola nelle notti chiare. In Renaissance c'è il fiorire, che qui accade tutto l'anno perché l'inverno non arriva mai davvero.

Questo è il modo in cui un luogo diventa parte del lavoro: non come soggetto dipinto, ma come tavolozza che arriva dall'ambiente e si deposita nella mano.

Il blu, curiosamente, entra poco. L'oceano qui è una presenza costante: proprio per questo smette di essere un colore e diventa il fondo su cui tutto il resto si stacca. Nelle tele quel ruolo lo prende il nero, che fa la stessa cosa: tiene, accoglie, lascia emergere.

Che energia porta l'isola

Tenerife ha frequenze alte, ed è questa la ragione più profonda della scelta.

L'energia del vulcano è densa, radicata, antica: tiene a terra. L'energia dell'oceano che la circonda è mobile e pulisce di continuo. In mezzo alle due c'è una qualità celestiale che molti percepiscono appena arrivano, anche senza avere parole per dirla: una specie di ampiezza, come se lo spazio intorno fosse più largo.

Per il lavoro che faccio questa combinazione è preziosa. Le opere nascono da uno stato di connessione, in cui forme, colori e simboli arrivano mentre dipingo. Uno stato così chiede due cose insieme: radicamento e apertura. L'isola le porta tutte e due.

C'è anche un effetto sulla materia. Il vulcano assorbe la luce e la trattiene, così le opere dipinte qui trattengono qualcosa dello stesso principio: chi le osserva riceve subito, senza passaggi intermedi.

Le persone che arrivano sull'isola lo notano quasi sempre e lo dicono con parole loro: dormono diversamente, respirano più a fondo, sentono la testa più sgombra dopo pochi giorni. È lo stesso movimento che una frequenza alta produce in un campo. Qui accade per via del luogo, senza che nessuno faccia niente di particolare.

Dove si vedono le opere nate qui

Ogni quadro della collezione porta dentro una parte di questo: la luce lunga, il nero che tiene, l'oro che cambia a seconda dell'ora, l'aria larga.

Le opere, una per una, con il racconto di ciò che portano, si vedono su elianor.org/arte-in-codici.

Scegliere un luogo per lavorare è una decisione pratica e insieme una scelta di frequenza. Io ho scelto un'isola che tiene la luce ferma abbastanza a lungo da lasciarmi vedere ciò che sta nascendo e che intorno mantiene lo spazio abbastanza aperto da lasciarlo arrivare.

Elianor

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